Bologna 1 marzo 2013, Arteterapia. Un'esperienza creativa nella clinica
Scritto da Redazione
Mercoledì 20 Febbraio 2013 18:50
A integrazione degli Incontri sul contemporaneo - Secondo ciclo, organizzati da Stefano Ferrari e Mona Lisa Tina, in collaborazione con PsicoArt e con il gruppo “Psicologia e arte contemporanea” della IAAP (International Association for Art and Psychology) - Sezione di Bologna
Venerdì 1 marzo 2013 alle ore 11 nell’Aula 2 di S. Cristina, piazzetta Morandi, 2 - Bologna
Giovanni Castaldi (psicologo e psicoanalista) parlerà di
"Arteterapia. Un'esperienza creativa nella clinica"
Il gioco e la musica nella didattica e nell'apprendimento infantile
Venerdì 15 Febbraio 2013 11:50
Autore: Barbara D'Agostino
Da un anno a questa parte insegno Italiano in una scuola primaria bilingue (italo-inglese). I bambini parlano inglese tutto il giorno tranne che durante le ore di Italiano. Queste ultime rappresentano circa il 20% del carico didattico dei bambini. Tale modello didattico e pedagogico presenta non poche prove da superare per un bimbo di quest’età. Ecco che il deficit di attenzione risulta una problematica quotidiana da affrontare in classe. Dopo 20 minuti di “rompighiaggio”, ovvero l’arco di tempo in cui si inizia la lezione, si crea un clima positivo, si introduce l’attività e la classe spesso tende a creare “confusione”. La maggior parte degli alunni parla, si distrae, gioca con figurine, libri, righelli, cadono matite a catena… non c’è modo di continuare la lezione. Naturalmente, da insegnante mi metto sempre in discussione: indago se nel mio metodo d’insegnamento c’è qualcosa che non funziona e impedisce ai bambini di rimanere attenti. Ogni gruppo classe del resto ha bisogno di approcci diversi tra loro, non si può essere rigidi. Bisognerebbe poter GIOCARE anche mentre si fa didattica.
Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Febbraio 2013 11:55
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Novembre 2012 18:02
Intervista a Marta Lapillo - Pittrice
Scritto da Dott. Mattia Zanin
Venerdì 19 Aprile 2013 19:29
Mattia Zanin intervista Marta Lapillo, pittrice.
"Ciao Marta, quando hai iniziato a disegnare?
Ciao Mattia, ho iniziato a disegnare quando ero solo una bambina, ma tutto iniziò a cambiare quando a sedici anni ho scoperto la pittura.
Nelle tue opere è chiaro il riferimento al dolore interiore, alla frammentazione che però ritrova un senso organico nella composizione artistica. Che origine ha la tua attenzione su questo tema ed a che punto è arrivata?
Tutto ebbe origine inconsciamente lasciandomi trasportare da tutto ciò che mi circondava. Essendo libero il mio inconscio creava, dando forma a immagini delle volte piuttosto forti da vedere agli occhi di chi guardava. Cosi iniziai il mio percorso artistico partendo dalla totale libertà emotiva..."
Ultimo aggiornamento Domenica 21 Aprile 2013 21:38
Racconto di una speranza: il caso di N.
Scritto da Dott.ssa Marianna Salvato
Martedì 19 Febbraio 2013 17:09
Ebbi l’occasione di incontrare per la prima volta N., giovane paziente psicotico di 34 anni, nell’Aprile scorso.
Nello specifico, la sua è una condizione psicotica simbiotica di tipo schizofrenico, peraltro associata ad un disturbo di personalità ossessivo compulsivo, segnalatami come particolarmente grave dallo psichiatra di riferimento, per la quale sono stati necessari in passato diversi ricoveri presso i servizi psichiatrici del paese in cui N., fino a qualche anno fa, ha vissuto insieme alla sua famiglia, ed in seguito un trattamento residenziale in una piccola Comunità terapeutica di Milano. Attualmente N., grazie ai visibili miglioramenti degli ultimi anni, è impegnato in un percorso di trattamento integrato, che prevede una terapia di tipo farmacologico, prevalentemente a base di antipsicotici atipici e antidepressivi, e una terapia ad orientamento psicoanalitico.
Motivo originario della richiesta di presa in carico del paziente - richiesta che parte qualche anno fa dalla famiglia ormai esausta, e non di certo da N., il quale inizialmente si mostra del tutto inconsapevole della gravità del suo disagio psichico, mancanza di consapevolezza peraltro dimostrata dalla sua iniziale opposizione verso l’assunzione della terapia farmacologica - fu la totale impossibilità dei genitori, e in particolare della madre, di gestire N. in famiglia e la sua tendenza, via via sempre più violenta, ad “aggrapparsi” letteralmente ad essa, rendendole la vita impossibile e negando al contempo anche a se stesso qualsiasi forma di vita sociale, relazionale e scolastica (N. prima frequentava l’università), confinato com’era fisicamente dentro le mura domestiche e, sul piano psicologico, totalmente invischiato entro una dimensione fusionale con la propria madre, oltre alla quale egli non era in grado di percepire la presenza di ulteriori spazi evolutivi o di possibili oggetti alternativi di investimento e di relazione.
Ultimo aggiornamento Martedì 19 Febbraio 2013 18:04
Il sintomo psichico parla, dichiara, evidenzia, urla, ostacola. Esegue, a modo suo, una sorta di giustizia psichica: la richiede, la esige, la mostra in modo irrevocabile. Non ammette proroghe. E talvolta prende in ostaggio il corpo intero, una sua funzione o un suo organo. Come quei sintomi percepiti dal paziente come devastanti: un meccanismo che continua a ripetersi, un’ansia che impedisce di lavorare, un malessere che persiste.
Ecco perché assimilare il sintomo unicamente a un “disturbo” da eliminare, come i nostri tempi prospettano, ci sembra riduttivo per non dire rischioso. Precisiamo: l’idea di disturbo mostra solo una faccia del sintomo, quella più superficiale e pragmatica, ma oscura l’altra, quella in cui esso accenna, più o meno tra le righe e parlando in una lingua “straniera”, la via di una possibile soluzione e di un differente compromesso. La psicanalisi sorge da questa differente collocazione del sintomo.
E’ un dato dell’esperienza clinica: quando si presenta un paziente, a fianco della sofferenza, quasi coabitassero, constatiamo spesso una sorta di insofferenza. Un non poterne più. L’urgenza di sconfiggere quel disturbo. Ma non è indifferente constatare che ogni sofferenza porta con sè un’insofferenza. E’ qui, in quest’ultima, che possiamo trovare un appiglio significativo. E’ come un punto di leva. L’impressione è che si tratti di qualcosa di più di quello che oggi alcuni chiamano complaisance. Insomma: il sintomo è dotato, a suo modo, di un’intelligenza.
Il Dott. Giovanni Castaldi parla di "Calo della libido" nella rubrica Vita di Coppia della trasmissione Primo Tempo, CLASS TV Msnbc, canale 27 del digitale terrestre.
Puntata del 17 ottobre 2012.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Novembre 2012 17:53