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19 | 05 | 2012

  

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Attacchi di panico - consigli e prospettive di cura Stampa E-mail
Scritto da Dott. Giovanni Castaldi   
Mercoledì 01 Luglio 2009 14:18

Un attacco di panico ha la valenza di un terremoto. Lo consideriamo un terremoto psichico, corporeo, che a seconda dell’intensità del fenomeno può essere devastante e comunque sempre destabilizzante per la persona che lo subisce. La sola cosa che si può fare quando si è attaccati è quella di cercare se non si è da soli di avere un contatto fisico con l’altra persona, di abbracciarla e di tenerla stretta a noi, respirando lungamente e sforzandoci di dare una ragione a ciò che ci sta accadendo, tentando quindi di respingere e di rintuzzare tutta l’emotività che ci sta aggredendo. Bisogna cercare di non stare da soli ed è importante stare con persone di cui ci fidiamo.
Sono consigli pratici che riguardano situazioni di emergenza, sono consigli utili per tranquillizzare la persona, che rispondono a un dato emotivo incontrollabile e invasivo ma non rispondono però alle cause e ai problemi che nella persona riguardano tale scatenamento psichico.

Dobbiamo rispondere alle cause del panico per poterlo curare. Come e perché una persona arriva ad avere fenomeni psichici così violenti che investono la sua intera sfera corporea?

L’uomo è profondamente radicato nella storia biogenetica, il suo organismo invecchia e muore e il processo d’invecchiamento fisiologico comporta un susseguirsi di stadi evolutivi che costituiscono la memoria organica dell’individuo. Esiste quindi una memoria organica ma esiste anche una memoria psichica che è sicuramente più impalpabile della materia corporea.
Come fare una “scintigrafia o una biopsia psichica”? L’anzianità e il danneggiamento psichico, la sua stratificazione o cronicità, possono essere misurati attraverso test cognitivi, performance relazionali, colloqui clinici, assolutamente attendibili nelle loro svariate risposte.
Una volta che abbiamo accertato la disfunzionalità psichica di una persona dobbiamo curarla. La cura per le persone che subiscono attacchi di panico è il lavoro di “rimemorazione” della loro stratificazione psichica. Costruire la nostra memoria comprendendo profondamente i legami relazionali che ci uniscono agli altri, ai nostri cari e alla vita che abbiamo condotto, è fondamentale per fotografarci e per sapere su di noi.
Come facciamo per costruire un album di fotografie? Ne raccogliamo alcune e le inseriamo su un foglio tenendo conto di un criterio di associazione e di distribuzione che possono essere diversi, per esempio a seconda dell’anno in cui sono state scattate o riguardo ai contenuti formali, estetici, dell’immagine fotografica. La cosa importante è che noi così facendo costruiamo un discorso, un racconto, una narrazione visiva che ci dà un senso del tempo che abbiamo vissuto. Ci può dare anche un sapere sulla nostra vita vissuta e sulle logiche di comportamento che ci hanno attraversati. Fare un lavoro psicoterapeutico significa fare con le nostre parole la medesima cosa che si fa’ con le singole fotografie quando le mettiamo insieme per dare diversi significati e interpretazioni.


Le persone che hanno attacchi di panico sono persone che hanno subito nel loro passato “incidenti” di percorso. Possono essere incidenti più o meno gravi, episodi, eventi accaduti nella vita che hanno rotto equilibri affettivi che non erano evidentemente ben assestati. Le famiglie d’origine da cui provenivano erano spesso famiglie “ansiogene”, alcune volte maltrattanti, poco affettuose, asettiche, o troppo premurose, eccessive nella protezione e nel controllo. Erano famiglie violente nella loro quotidianità, violente nella reciprocità dei loro rapporti e nelle loro modalità comportamentali, veniva perpetrata una violenza alle volte fisica ma soprattutto verbale. Il sistema educativo era squilibrato, non esisteva una legge se pure severa che regolamentava il flusso dei desideri, non c’era severità ma ira, rabbia, violenza scriteriata. Il comportamento dei genitori nel somministrare premi o punizioni ai figli era inadeguato e squilibrato perché non considerava la realtà degli accadimenti ma considerava soltanto la condizione dell’umore del proprio stato mentale. Se erano contenti nessun accaduto veniva sanzionato ma se erano turbati qualsiasi cosa veniva punita. Ho ascoltato diversi casi di giovani donne che soffrivano di questo disturbo d’ansia generalizzato con attacchi di panico il cui passato era costellato da segreti, mantenevano dei segreti che le riguardavano. Erano segreti inerenti a possibili molestie sessuali che provenivano dal nucleo familiare, molestie che diverse volte rimanevano solo sul versante dello sguardo. Lo sguardo con cui mio padre o mio zio mi guardavano non era filiale ma sessuale, mi sentivo penetrata dai loro occhi. Mia madre alle volte mi picchiava perché era gelosa, non sopportava che mio padre avesse maggiori attenzioni verso di me che verso di lei. Eccetera, eccetera. Altre volte  il panico  si scatenava su giovani ragazze di 18/20 anni che avevano subito uno, due, anche tre aborti, la cui famiglia di origine sapeva o faceva finta di non sapere ciò che era accaduto. Queste giovani donne non avevano fatto ancora i conti con tali episodi così emotivamente impegnativi. Segreti che nella testa di queste persone proliferavano con enormi sensi di colpa senza che loro se ne rendessero conto. Ho visto anche attacchi di panico per problemi relativi a performance professionali o sessuali in giovani uomini che spesso per mantenere un buon livello di “riuscita narcisistica” assumevano sostanze, alcol e cocaina, che comportavano poi aspetti depressivi misti a ansia incontrollata.


Un attacco di panico avviene dopo una serie di piccoli o grandi traumi che le persone subiscono nel corso della loro vita e dire che un trauma sia grande o piccolo è del tutto soggettivo. Un lavoro psicoterapeutico concerne un riconoscimento degli aspetti traumatici attraverso le parole che  nominano e portano con sé le emozioni negative o gioiose intrappolate nel nostro corpo. Dobbiamo quindi parlare delle cose che ci fanno male e non chiacchierarci sopra. Le nostre parole devono portare con sé le emozioni, devono diventare emozioni, solo in questo modo il corpo può liberarsi dal caos emotivo. 

Dott. Giovanni Castaldi

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Ottobre 2010 16:55
 
Discussione (5 posts)
Re:Attacchi di panico - consigli e prospettive di cura
Oct 12 2010 18:20:10
Non so.. è difficile da spiegare oltre quello che ho già detto... In pratica diverse volte sono riuscito a farmi passare un attacco di panico cercando di "fare finta" che non mi stesse succedendo niente. Probabilmente avevo l'impressione che se avessi detto a chi era con me cosa mi stava succedendo, avrei come dire, "superato il livello" oltre il quale potevo ancora illudermi che non stesse succedendo niente. Gli altri mi avrebbero detto qualcosa, mi avrebbero chiesto qualcosa, e avevo il timore che da un piccolo accenno di crisi diventasse qualcosa di più "serio", più preoccupante e coinvolgente (coinvolgente nel senso negativo). Oltre a questa particolare sensazione/ragionamento c'era anche la questione della "vergogna" a dire che stavo avendo un attacco di panico.
#104
Re:Attacchi di panico - consigli e prospettive di cura
Oct 12 2010 16:02:37
Ah, volevo chiedere a Riflessinotturni, cosa intendi per "sarebbe diventato più reale e incontrollabile"? Cioè, penso di aver capito, ma puoi spiegarti meglio?
#103
Re:Attacchi di panico - consigli e prospettive di cura
Oct 10 2010 17:45:14
concordo con il tipo di paura che descrivi tu, ovvero che parlandone sarebbe diventato più reale e incontrollabile, in qualche modo sarebbe entrato a tutti gli effetti "dentro la situazione".
#92
Re:Attacchi di panico - consigli e prospettive di cura
Oct 10 2010 17:22:23
Anche a me una cosa del genere... sforzarmi di fingere che andasse tutto bene, e non solo per la paura che "gli altri sapessero", ma anche perché avevo paura che se avessi parlato di quello che mi stava accadendo sarebbe diventato ancora più reale e incontrollabile...
Quindi il mio comportamento nei confronti degli attacchi di panico mi sembra simile a quello di tensioneincorda.
#90
Attacchi di panico - consigli e prospettive di cura
Oct 10 2010 17:08:15
Discussione sull´articolo: Attacchi di panico - consigli e prospettive di cura

Vorrei capire perché, a differenza di quanto Lei dice in questo passo dell'articolo, per me avviene in un modo piuttosto diverso:
La sola cosa che si può fare quando si è attaccati è quella di cercare se non si è da soli di avere un contatto fisico con l'altra persona, di abbracciarla e di tenerla stretta a noi, respirando lungamente e sforzandoci di dare una ragione a ciò che ci sta accadendo, tentando quindi di respingere e di rintuzzare tutta l'emotività che ci sta aggredendo. Bisogna cercare di non stare da soli ed è importante stare con persone di cui ci fidiamo.
A me, per esempio, quando mi sono capitati attacchi di panico ho notato che i sintomi si attenuavano cercando di stare da solo, in un ambiente conosciuto e "sotto controllo". Avevo proprio bisogno che nessuno mi stesse guardando (figuriamoci un contatto fisico!), avevo bisogno di isolarmi in un posto tranquillo (camera mia, un prato, una panchina appartata...) e cercare di riprendere fiato. Lo stare con qualcuno mi avrebbe fatto sentire "in una situazione" (non so se mi spiego) e probabilmente in quei momenti ciò che cercavo per attenuare l'attacco di panico era proprio il non dovermi sentire in alcuna situazione.
L'unica altra cosa che mi fa riflettere e quando Lei dice "è importante stare con persone di cui ci fidiamo". Probabile che non mi fidi di nessuno??
#88

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